Casello
Camminava da alcune ore. La strada, dritta e piana, scorreva in campagna. Pochi gli alberi, nessuna casa. Lo superavano trasporti di persone. Rallentavano, ma egli faceva loro segno che voleva continuare a piedi. Arrivò a un casello. C’era una fontana, s’avvicinò per bere. “È buona, bevila”, vide accanto a se un uomo affabile, pensò fosse il custode del casello.
“Non ti domando dove stai andando”
“Non è un segreto, vado al Giudizio Universale”
“È chiuso, è terminato, sono appena passati gli ultimi camion”
“Accidenti, adesso come faccio? Ma sei sicuro?”
“Me lo ha detto l’autista dell’ultimo, poco fa, quando si è fermato a bere”
“E tu?”
“Non c’è nessun obbligo di andare al giudizio, che non è un giudizio, bada bene, perché non si condanna nessuno.”-
“L’ho sempre pensato anch’io, è meglio che dica: l’ho sperato, però adesso non so cosa fare.”
“Di tempo ne hai quanto vuoi, intanto fai una bella pausa e mi fai un po’ di compagnia”
“Ma tu hai intenzione di stare sempre qui?”
“Io qui sto bene; tu non sei il primo che si ferma a riposare fra tutti quelli che sono passati a piedi. Qualche volta erano tre o quattro. Una sera, erano in tre, li vidi che si fermavano ogni quattro o cinque passi a gesticolare, poi li sentii parlare forte e ridere. Uno era sicuramente greco, camminava a piedi nudi, uno portava scarpette fini, pantaloni a sbuffo, un farsetto, aveva il codino, penso fosse tedesco, il terzo sono convinto fosse francese perché arrotava la erre. Parlavano latino, mi parve ripetessero continuamente: “Non capisci nulla, non hai mai capito nulla”. E ridevano. Andarono via, allegri, beneaugurando.”
Si alzò all’alba. Si affacciò ai campi di mirto che si stendevano fino all’orizzonte, dove sostava ancora la notte. Andò a lavarsi alla fontana.
-“Donne ne ho viste passare solo in treno. Questa, vedi, è la linea. Il casellante e sua moglie andarono via con l’ultimo, fermatosi qui per loro.”-
-“Gabriela mi disse: se dovesse passare ancora un treno, non lo credo, la campana suonerebbe e faresti in tempo ad abbassare la barriera”-
Sorgeva il sole, cresceva il profumo del mirto. Si stava bene all’ombra, dietro al casello.
-“Qui piove poco, vero?”-
-“Non piove mai, ma l’acqua non manca”-
-“Tutti quei libri sono tuoi?”-
-“No, probabilmente del casellante, c’è molta roba interessante. Io ho solo un disco, il mio ultimo CD”-
-“Sei un musicista”-
-“Suonavo il pianoforte, tu, invece?”-
-“Facevo tante cose, affari”-
-“Me ne intendo poco”-
-“Significa trarre profitto o perdita da un’occasione”-
-“Ah”-
Venne la notte, stellata, profumata. L’ospite era stanco. Disse che avrebbe dormito volentieri ancora una notte nel casello. Il giorno dopo venne il momento di parlare.
-“Gabriela era in giro a rastrellare gli ultimi, i solitari”-
-“Avete parlato?”-
-“Mi ha spiegato che il nostro tempo è stato quello di una scintilla. Fummo un pensiero”-
-“Mi consola. Però ammetti che non fu un buon pensiero”-
-“Questa fu un’idea assolutamente nostra. Il vero pensiero è la libertà.”-
-“Ahimè, come sempre non capisco”-
-“Nostra caratteristica. A questo punto conviene sempre svoltare. Sei venuto a piedi. Come mai?”-
-“Non c’era più nessuno. Erano andati tutti via. Mi dissi: -“è il giorno del Giudizio, bisogna andare, ma c’era solo il treno”-
-“Il 27. Il 27 raccoglieva i casellanti, si fermò sette volte. A questo casello vidi un uomo alzare la barriera. Poi salire, con una donna, sul treno. Io scesi mentre il treno lentamente s’avviava. E qui rimasi”-
-“Gabriela?”-
-“Fu gentile. Mi disse che sarei potuto rimanere, che sarebbe tornato alla fine del giro”-
-“È durato molto l’esperimento”-
-“Mi ha aiutato Gabriela. Tempo e spazio non esistono. Sono concetti propri dell’uomo, che è finito. Dio è infinito. Non siamo riusciti ad immaginare il nulla, vero? Perché siamo stati una cosa”-
-“Che ha fatto solo pessime cose…”-
-“Il bene c’era già”-
-“Vuoi dire che…”
-“Ci ha lasciati liberi…”-
-“D’inventare il male”-
-“Sono pensieri nostri. Gabriela mi disse: smetterai di pensare, sarete uno spirito solo”-